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Endoscopia digestiva diagnostica e operativa. Diagnosi, prevenzione e trattamento delle patologie dell’apparato digerente.
16.000+
esami endoscopici eseguiti personalmente
Il metodo
Esperienza
Competenza
Oltre 16.000 esami endoscopici eseguiti personalmente, di cui più del 60% operativi.
Specializzazione
Precisione
Chirurgia Generale ed Endoscopia Digestiva Operativa, con alta specializzazione su vie biliari e pancreas.
Cura
Approccio personalizzato
Ogni percorso diagnostico e terapeutico è costruito sulle esigenze del singolo paziente.
Chi sono
Da sempre dedicato alla diagnosi e al trattamento delle patologie dell’apparato digerente, con particolare attenzione all’endoscopia digestiva diagnostica e operativa.
Dal 2021 è Dirigente Medico presso la UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, dove è titolare dell’Incarico di Alta Specializzazione in endoscopia digestiva operativa delle vie biliari e del pancreas. In precedenza, dal 2013 al 2021, è stato Dirigente Medico presso la UOSD Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia (ASL Roma 4).
Il Dott. Gianfranco Fanello è nato a Vibo Valentia il 27 dicembre 1980 e vive e lavora stabilmente a Roma da anni.
Ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia nel 2005 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con voti 110/110 cum laude e successivamente il Diploma di Specializzazione in Chirurgia Generale (indirizzo in Chirurgia d’Urgenza) nel 2011, presso lo stesso Ateneo, con voti 70/70 cum laude.
Nel corso della formazione specialistica si è orientato prevalentemente sulla disciplina dell’Endoscopia Digestiva ed ha assistito all’esecuzione di oltre 8000 esami endoscopici, diagnostici ed operativi, del tratto digestivo superiore ed inferiore e delle vie biliari.
Nel 2009 ha svolto un periodo di formazione altamente specialistica presso l’Unità Operativa di Endoscopia Digestiva Chirurgica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Agostino Gemelli di Roma, svolgendo attività prevalentemente presso la sala CPRE ed assistendo a circa 600 esami endoscopici operativi sulle vie biliari e sul pancreas. Ha inoltre seguito l’esecuzione di esami ecoendoscopici sul pancreas e di resezioni endoscopiche di lesioni dello stomaco e del colon (EMR e ESD).
Nel 2013 ha conseguito il Master di II livello in “Endoscopia Digestiva Operativa”, diretto dal Prof. Guido Costamagna, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Agostino Gemelli di Roma.
Nel 2016 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in “Tecnologie Avanzate in Chirurgia” presso la Sapienza Università di Roma, nell’ambito del quale ha svolto regolare attività assistenziale integrativa collaborando con l’Unità di Endoscopia Digestiva Chirurgica diretta dal Prof. Fausto Fiocca presso l’Azienda Policlinico Umberto I di Roma.
Nel 2016-2017 è stato titolare di assegno di ricerca per il Settore Scientifico-Disciplinare MED/18 – Chirurgia Generale presso la Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Chirurgia e Specialità Chirurgiche “Paride Stefanini” (Ruolo dell’ecoendoscopia e dell’aspirazione con ago sottile nella diagnosi delle neoplasie pancreatiche).
Nel 2017-2018 è stato titolare di assegno di ricerca per il medesimo Settore presso lo stesso Dipartimento (Impiego della colangioscopia e della radiofrequenza nel trattamento delle neoplasie maligne delle vie biliari).
Dal 2013 al 2021 è stato Dirigente Medico presso la UOSD “Endoscopia Digestiva” – ASL ROMA4 – Ospedale “San Paolo” di Civitavecchia (RM) con svolgimento periodico delle funzioni del Direttore. Nell’ambito dell’incarico ha eseguito attività elettiva e d’urgenza, diagnostica ed operativa, sul tratto digerente superiore ed inferiore, sulle vie biliari (CPRE) e attività di screening del cancro colo-rettale.
Dal 2021 è Dirigente Medico presso la UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliera “San Giovanni Addolorata” di Roma, dove è titolare dell’Incarico Professionale di Alta Specializzazione “Endoscopia digestiva operativa delle vie biliari e pancreas”, curatore dell’organizzazione delle attività endoscopiche e principale operatore delle procedure operative sulle vie biliari e sul pancreas.
Ha eseguito personalmente oltre 16000 esami endoscopici del tratto digestivo superiore ed inferiore e sulle vie biliari, di cui oltre il 60% operativi (dilatazioni esofagee ed intestinali, polipectomie e mucosectomie, posizionamento di stent digestivi esofagei, colici e duodenali, enteroscopie operative “single balloon”, ablazioni con RF di esofago di Barrett, legatura e sclerosi di varici esofagee e gastriche in elezione ed in urgenza, rimozione di corpi estranei).
Ha eseguito personalmente il posizionamento di circa 300 PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea) e 10 gastrostomie chirurgiche.
Ha eseguito come primo operatore circa 2000 CPRE (Colangio-Pancreatografia Retrograda Endoscopica) con annesse manovre operative (sfinterotomia endoscopica, estrazione di calcoli biliari, dilatazioni della VBP, posizionamento di endoprotesi biliari e pancreatiche e sondini naso-biliari), anche in pazienti gastroresecati.
Ha eseguito come primo operatore oltre 50 procedure di colangioscopia endoscopica perorale con annesse manovre accessorie (litotrissia elettroidraulica, tipizzazione tissutale, trattamento di stenosi biliari complesse con radiofrequenza intrabiliare).
È referee per la rivista internazionale European Journal of Gastroenterology & Hepatology e socio ordinario della SIED (Società Italiana di Endoscopia Digestiva) – Segretario in carica del Consiglio Direttivo della Sezione Regionale Lazio per il triennio 2025/2027 – e dell’AIGO (Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri).
Svolge tutoraggio dei Medici in Formazione Specialistica in Gastroenterologia assegnati alla rete formativa della UOC Gastroenterologia dell’Azienda Ospedaliera “San Giovanni Addolorata” di Roma. Dal 2005 ad oggi ha partecipato, spesso in qualità di relatore o moderatore, ad oltre 130 Congressi Nazionali ed Internazionali di Chirurgia Generale ed Endoscopia Digestiva.
Pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali
Capitoli e traduzioni
Chirletti P, Caronna R, Fanello G. Traumi del Torace. In: Gaudio C. et al., “Patologia Integrata medico-chirurgica I – Vol. 1”. Ed. Nuova Cultura, Roma 2011.
Townsend CM, Beauchamp RD, Evers BM, Mattox KL. “Sabiston. Trattato di chirurgia”. Ed. EDRA, Milano 2019 — collaborazione alla traduzione italiana della XX edizione a cura della Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi.
2005
Laurea in Medicina e Chirurgia
Sapienza Università di Roma, 110/110 cum laude
2009
Endoscopia Digestiva Chirurgica
Policlinico A. Gemelli, attività in sala CPRE
2011
Specializzazione in Chirurgia Generale
Chirurgia d’Urgenza, Sapienza, 70/70 cum laude
2013
Master di II livello
Endoscopia Digestiva Operativa, Policlinico A. Gemelli
2013–21
Dirigente Medico
Endoscopia Digestiva, Ospedale San Paolo di Civitavecchia
2016
Dottorato di Ricerca
Tecnologie Avanzate in Chirurgia, Sapienza
2016–18
Assegni di ricerca MED/18
Ecoendoscopia, colangioscopia e radiofrequenza
dal 2021
Dirigente Medico
A.O. San Giovanni Addolorata, Roma
SIED
Società Italiana di Endoscopia Digestiva. Segretario della Sezione Lazio 2025–2027
AIGO
Associazione Italiana Gastroenterologi Ospedalieri, socio ordinario
EJGH
Referee per European Journal of Gastroenterology & Hepatology
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Pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali
Patologie trattate
Schede informative per orientarsi: sintomi, cause e ruolo dell’endoscopia. Non sostituiscono la visita medica.
Il termine “gastrite” è oggi molto usato (ed abusato) per comprendere in maniera ampia una serie di disturbi digestivi. Propriamente, la gastrite è un’infiammazione del rivestimento interno (mucosa) dello stomaco che può essere limitata ad una zona oppure diffusa a tutto il viscere (pangastrite).
Alla base del meccanismo che provoca la gastrite vi è di solito uno squilibrio tra la quantità di succhi gastrici (che contengono acido cloridrico) secreti in eccesso e la riduzione della produzione di muco protettivo. Ciò determina un continuo attacco dei succhi acidi sulla mucosa gastrica che crea uno stimolo irritativo continuo sulle pareti dell’organo.
I fattori in causa sono molteplici. Circa il 70-80% delle gastriti sono sostenute dall’infezione da Helicobacter pylori, un batterio Gram-negativo che può produrre alterazioni funzionali che tendono a diventare croniche fino a giungere all’atrofia gastrica. Queste forme, se non curate, possono aumentare il rischio di degenerazione metaplastica e carcinomatosa.
Altre cause frequenti di gastrite sono l’abuso di farmaci antinfiammatori non steroidei (aspirina, ibuprofene, ketoprofene e simili), l’abuso di alcolici, lo stress e le allergie alimentari. La gastrite, inoltre, è abbastanza frequente anche in soggetti allergici a varie sostanze non alimentari: il mediatore delle allergie (istamina) ha fisiologicamente un effetto stimolante sui recettori delle cellule acido-secernenti della mucosa gastrica e un suo eccesso in circolo, a volte, può causare fenomeni di gastrite.
La gastrite si manifesta con sintomi generici:
Il ruolo dell’endoscopia
Con la gastroscopia si ottiene una completa visualizzazione della mucosa dello stomaco e delle caratteristiche morfologiche tipiche della gastrite. L’esecuzione di biopsie completa la diagnosi identificando la presenza di Helicobacter pylori per impostare la terapia eradicante mirata.
La Malattia da Reflusso Gastro-Esofageo (MRGE o GERD) è una condizione in cui il contenuto gastrointestinale risale in esofago. Ciò è causato dall’alterazione del meccanismo che presiede alla continenza gastroesofagea (incompetenza cardiale), associata alla ridotta capacità di peristalsi anterograda dell’esofago. Frequentemente si associa un’alterazione anatomica che causa una vera e propria risalita dello stomaco al di sopra del diaframma: tale situazione, detta ernia iatale, può essere stabile o saltuaria, oltre che variamente estesa, ed è in diretta correlazione con l’entità dei sintomi.
A parte i fastidiosi sintomi, il reflusso gastro-esofageo non controllato determina a lungo andare una condizione di irritazione cronica a carico del rivestimento interno dell’esofago (mucosa), causando infiammazione (esofagite) che può essere limitata solo alla parte bassa del viscere fino ad estendersi, nei casi più gravi, a tutto il viscere raggiungendo anche il faringe.
L’esofagite di lunga data, quando non curata, può complicarsi con l’evoluzione in metaplasia; questa condizione, denominata esofago di Barrett, aumenta il rischio di sviluppo dell’adenocarcinoma dell’esofago.
Il reflusso gastroesofageo e l’esofagite ad esso correlata si manifestano con i seguenti sintomi specifici:
Possono inoltre osservarsi sintomi legati al reflusso prolungato quali:
Il ruolo dell’endoscopia
La gastroscopia permette un’ottima definizione della presenza di reflusso, delle sue complicazioni (esofagite, esofago di Barrett) e delle condizioni anatomiche eventualmente associate (ernia iatale).
La celiachia (o “morbo celiaco” o “malattia celiaca”) è un’enteropatia cronica caratterizzata da atrofia dei villi intestinali con conseguente malassorbimento di tutti i principi nutritivi. Nell’eziologia rientrano fattori ambientali e genetici da cui scaturiscono disordini immunologici con conseguente produzione di autoanticorpi.
I fattori alimentari alla base della reazione immunitaria sono la gliadina (proteina contenuta nel glutine, una sostanza presente nel frumento) e alcune prolamine (proteine chimicamente correlate alla gliadina presenti in altre graminacee come orzo, segale, avena). Generalmente la “dieta di esclusione” (cioè la rimozione dalla dieta di tutti gli alimenti contenenti il glutine) consente di ottenere la pressoché totale scomparsa dei sintomi, ma la diagnosi precisa può essere ottenuta solo su una biopsia endoscopica.
Il sospetto di malattia celiaca deve essere posto in presenza dei seguenti sintomi:
Possono manifestarsi collateralmente:
Il ruolo dell’endoscopia
La gastroscopia è in grado di visualizzare le alterazioni strutturali della mucosa duodenale (scomparsa dei villi) tipicamente presenti nella malattia celiaca. La biopsia duodenale è imprescindibile per poter formulare una diagnosi istologica di certezza e giungere ad un corretto inquadramento clinico.
Il tumore dello stomaco è la quinta causa di morte per tumore nella popolazione occidentale. È una neoplasia abbastanza rara al di sotto del 40° anno di età.
I sintomi di una neoplasia gastrica sono spesso sfumati ed aspecifici:
Il tumore dell’esofago ha subìto negli ultimi anni un notevole aumento di incidenza.
Il ruolo dell’endoscopia
La gastroscopia consente un’accurata diagnosi di localizzazione e di avanzamento delle neoplasie esofagee e gastriche e costituisce l’unico modo per poter eseguire biopsie mirate su campioni delle lesioni per la loro caratterizzazione istologica.
La sindrome dell’intestino irritabile (o IBS, “irritable bowel syndrome”) è una serie di disturbi gastrointestinali funzionali che non risultano causati da alterazioni strutturali o biochimiche.
La sindrome è caratterizzata da dolore addominale in relazione con la defecazione o con un cambiamento dell’alvo, con segni di alterata defecazione e con distensione addominale.
Non esiste una causa conosciuta che sia sottostante a questa sindrome. È certo che spesso coesistono alterazioni motorie, secretorie e sensitive dell’intestino e che i soggetti affetti presentano fattori psicosociali particolari come stati psicopatologici o stress di varia natura.
La principale manifestazione clinica è, come detto, il dolore. Questo tende ad insorgere dopo i pasti, mentre la defecazione o l’emissione di gas generano sollievo. Inoltre, possono presentarsi in maniera più o meno prevalente:
Il dolore o il fastidio addominale devono essere presenti per almeno tre mesi (anche non consecutivi) nell’ultimo anno. Inoltre, la presenza di uno o più dei seguenti sintomi è fortemente indicativa per la diagnosi:
Il ruolo dell’endoscopia
Si tratta di disturbi funzionali che non devono destare particolare preoccupazione; tuttavia è sempre corretto eseguire una visita per escludere patologie più rilevanti che possono mimare una sindrome del colon irritabile (ad esempio malattia diverticolare, tumori del colon-retto) e stabilire l’effettiva necessità di eseguire una colonscopia.
I diverticoli sono delle piccole estroflessioni della mucosa del colon, specialmente nei segmenti di sinistra. Si formano nelle zone di minor resistenza della parete intestinale a causa della pressione esercitata dal passaggio di feci dure e non ben idratate. I soggetti affetti da stipsi cronica e quelli che consumano ridotte quantità di acqua, frutta e verdura sono infatti più predisposti allo sviluppo di diverticoli.
La presenza di diverticoli (diverticolosi o “malattia diverticolare”) interessa una grandissima parte della popolazione al di sopra dei 50 anni e spesso non ha alcuna manifestazione clinica specifica, oppure presenta sintomi sfumati del tutto simili a quelli di una semplice colite (dolori addominali incostanti o episodi di coliche che si autolimitano, periodi di stipsi alternata a diarrea, tendenza al gonfiore addominale).
Una quota di soggetti affetti da malattia diverticolare, però, può andare incontro a complicanze potenzialmente pericolose, infiammatorie o emorragiche (diverticolite). La manifestazione clinica di una diverticolite è costituita da dolore nell’area sinistra dell’addome, in alcuni casi violento ed improvviso. Possono associarsi nausea, febbre, diarrea e, nei casi di emorragia, emissione di sangue rosso vivo con le feci.
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI o IBD, “inflammatory bowel diseases”) sono condizioni caratterizzate da un processo infiammatorio cronico che interessa una o più sezioni dell’intestino. Si riconoscono essenzialmente due entità anatomocliniche ben distinte e diverse tra loro: il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.
Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica ad eziologia sconosciuta che può colpire qualsiasi tratto del canale alimentare, dalla bocca all’ano. È ipotizzata un’origine virale o micobatterica, ma è verosimile la coesistenza di disordini immunitari. La malattia colpisce prevalentemente i giovani e i sintomi più frequenti sono:
Si accompagna spesso a febbre, sviluppo di ragadi, ascessi o fistole anali, anemia, manifestazioni extraintestinali (artriti, iriti, stomatite aftosa).
La rettocolite ulcerosa (RCU) coinvolge esclusivamente l’intestino crasso. Le lesioni sono più superficiali e l’andamento clinico è meno aggressivo del morbo di Crohn. La genesi è molto probabilmente immunitaria, coesistendo nei pazienti affetti reazioni autoimmuni e alterazioni della biologia dell’epitelio intestinale, con presenza pressoché costante di autoanticorpi.
Esistono due principali picchi di incidenza, giovani adulti (25-40 anni) e terza età (70-80 anni), anche se può insorgere a tutte le età. Il quadro clinico è generalmente caratterizzato da:
Possono associarsi dolori crampiformi, anemia, dimagrimento, manifestazioni extraintestinali (artrite asimmetrica, eritema nodoso, colangite sclerosante primitiva, calcoli renali).
Il ruolo dell’endoscopia
L’esecuzione di una colonscopia con ileoscopia retrograda e biopsie multiple costituisce un passaggio fondamentale per la diagnosi di malattie infiammatorie croniche e per l’impostazione corretta della terapia.
I polipi sono delle protrusioni macroscopicamente evidenti del rivestimento interno della parete intestinale (mucosa) che hanno dimensioni variabili da pochi millimetri fino ad alcuni centimetri e possono essere forniti o meno di peduncolo.
Gran parte di essi, di solito quelli più piccoli, sono polipi iperplastici. La loro presenza non comporta particolare rischio di sviluppo di neoplasia, ma è necessaria l’asportazione endoscopica (polipectomia) per ottenere una corretta analisi istologica.
Tuttavia, i due terzi dei polipi riscontrati in corso di endoscopia sono polipi adenomatosi. Questi sono dei veri e propri tumori benigni che vanno incontro a trasformazione displastica (dapprima lieve, poi moderata, quindi severa) fino all’evoluzione in carcinoma.
I polipi del colon non danno quasi mai segno di sé. La loro scoperta è molto spesso occasionale in corso di una colonscopia eseguita per screening, che viene consigliata per la popolazione al di sopra dei 45 anni di età. In molti casi l’indicatore è la presenza di sanguinamento occulto nelle feci, riscontrato analizzando tre campioni con speciali test di laboratorio.
Il ruolo dell’endoscopia
Il riconoscimento in fase precoce e l’asportazione endoscopica costituiscono la terapia più adeguata per questo tipo di lesioni. La polipectomia endoscopica è da considerare il trattamento di scelta per i polipi del colon, che possono essere completamente rimossi con tecnica mininvasiva e, con essi, il rischio di evoluzione in carcinoma del colon-retto.
Il carcinoma del colon-retto (CCR) è il tumore maligno più frequente dell’apparato gastrointestinale ed in assoluto la terza causa di morte per neoplasia per entrambi i sessi. Le neoplasie maligne del colon-retto sono nella maggior parte dei casi adenocarcinomi originati da polipi non riconosciuti in fase precoce ed evolutisi fino alla trasformazione maligna.
Il CCR è una malattia dell’età adulta e insorge in età superiore a 50 anni. La familiarità gioca un ruolo chiave: circa il 20% si sviluppa in soggetti più giovani che abbiano già avuto nella stessa famiglia casi di CCR. Il 75% dei CCR si definiscono sporadici e riconoscono la loro genesi nella trasformazione di un polipo adenomatoso.
Il caratteristico decorso indolente fa sì che spesso il carcinoma colo-rettale venga identificato solo in fase avanzata e spesso metastatica. Per questo, l’esecuzione di una colonscopia di screening è fortemente consigliata nella popolazione al di sopra dei 45 anni e nei soggetti più giovani con storia familiare.
I sintomi dipendono dallo stadio e dalla sede della neoplasia. L’esordio può essere un sanguinamento acuto che tende a ripetersi, fastidio addominale, tenesmo rettale. La comparsa di massa palpabile e di modificazioni dell’alvo in senso stitico sono segni di avanzamento della malattia.
Il ruolo dell’endoscopia
La conferma diagnostica è in genere facilmente ottenibile con una colonscopia, nel corso della quale vengono definite con certezza la sede, l’estensione e, con l’esecuzione di biopsie multiple, la natura istologica.
Le emorroidi costituiscono ectasie della rete vascolare sottomucosa e sottocutanea con tendenza al prolasso e possibili emorragie. La problematica è molto frequente, colpisce sia uomini che donne e l’incidenza aumenta con l’invecchiamento.
Non è possibile riconoscere un ruolo patogenetico specifico, ma possono svolgere ruolo predisponente l’età, l’ereditarietà, la costituzione, lo stato endocrino, l’attività fisica e sportiva, il tipo di alimentazione, l’irregolarità dell’alvo e le abitudini defecatorie, il tono sfinterico e la gravidanza.
La presentazione più frequente è senza dubbio il sanguinamento, per lo più con la defecazione, che si manifesta sotto forma di striature o macchie rosso vivo sulla carta igienica. Quando si accompagnano a prolasso può avvertirsi una massa umida e protrudente all’orifizio anale. Di per sé non sono dolorose, ma se vanno incontro ad infiammazione e trombosi possono dare luogo a vivo dolore.
Il ruolo dell’endoscopia
L’esecuzione di una colonscopia è sempre consigliata in presenza di emorroidi per escludere altre patologie che causano sanguinamento (diverticoli, polipi, tumori, malattie infiammatorie).
La ragade anale consiste in una fessurazione del versante epidermico del canale anale.
È un problema molto diffuso che interessa entrambi i sessi e riconosce essenzialmente la presenza di un’eccessiva contrazione dello sfintere anale a riposo (ipertono), cui si associa spesso stipsi.
Si manifesta con dolore all’evacuazione, sanguinamento, prurito ed essudazione anale.
Può essere trattata con adeguata terapia medica locale, ma nei casi resistenti è necessaria l’escissione chirurgica.
La coledocolitiasi consiste nella presenza di uno o più calcoli all’interno del coledoco, il condotto che trasporta la bile dal fegato al duodeno. Nella maggior parte dei casi i calcoli provengono dalla colecisti e migrano nelle vie biliari, ostacolando il normale deflusso della bile.
Gli esami del sangue permettono di ricercare alterazioni degli indici di funzionalità epatica e della bilirubina. L’ecografia addominale è generalmente il primo esame strumentale. Se il sospetto persiste, la colangio-RM o l’ecoendoscopia possono identificare calcoli non evidenti all’ecografia.
Trattamento endoscopico
La ERCP consente di raggiungere la papilla di Vater, lo sbocco delle vie biliari nel duodeno, e di rimuovere i calcoli attraverso strumenti dedicati. La procedura può richiedere una sfinterotomia, cioè una piccola incisione dell’apertura biliare, ed eventualmente la dilatazione della papilla. In presenza di calcoli voluminosi o difficili da estrarre possono essere necessarie tecniche aggiuntive, come la litotrissia. Se non è possibile rimuoverli subito, può essere posizionato uno stent temporaneo per favorire il drenaggio della bile. Nei pazienti con calcoli provenienti dalla colecisti viene generalmente valutata anche la colecistectomia per prevenire recidive.
La colangite acuta è un’infezione delle vie biliari che si sviluppa frequentemente quando il deflusso della bile viene ostacolato, per esempio da un calcolo, da una stenosi o da una protesi biliare ostruita. È una condizione potenzialmente grave che richiede una valutazione medica urgente.
La diagnosi si basa sui sintomi, sugli esami del sangue, che possono evidenziare infiammazione e alterazioni degli indici epatici, e sugli esami di imaging. L’ecografia e la colangio-RM possono individuare l’ostruzione, ma in presenza di un quadro grave non bisogna ritardare il trattamento per completare tutti gli accertamenti.
Trattamento endoscopico
Il trattamento prevede generalmente antibiotici, supporto delle funzioni vitali quando necessario e drenaggio delle vie biliari, preferibilmente endoscopico quando fattibile. Durante la ERCP si può estrarre il calcolo responsabile dell’ostruzione oppure posizionare uno stent per consentire alla bile infetta di defluire. La tempistica dipende dalla gravità clinica; nei pazienti con shock settico il drenaggio deve essere eseguito il prima possibile.
Le stenosi biliari sono restringimenti anomali dei dotti che trasportano la bile. Quando sono benigne, possono essere conseguenza di un intervento chirurgico, di un trauma delle vie biliari, di una pancreatite cronica o di processi infiammatori. Il restringimento ostacola il passaggio della bile e può favorire infezioni o danni al fegato se non viene riconosciuto e trattato.
Gli esami del sangue e l’ecografia possono evidenziare un’ostruzione biliare. La colangio-RM consente di studiare la sede e l’estensione del restringimento. La ERCP permette di visualizzare il tratto stenotico con mezzo di contrasto e, quando necessario, di ottenere campioni per escludere una causa maligna.
Trattamento endoscopico
Il trattamento può prevedere la dilatazione della stenosi con un palloncino e il posizionamento di uno o più stent, plastici oppure metallici selezionati in base alla causa e alla sede. Spesso sono necessari controlli e procedure successive per sostituire o rimuovere le protesi e verificare la risoluzione del restringimento. La strategia dipende dal tipo di stenosi e dall’eventuale necessità di chirurgia.
Le stenosi biliari maligne sono restringimenti delle vie biliari provocati da una neoplasia. Una delle principali cause è il colangiocarcinoma, un tumore che origina dalle cellule dei dotti biliari. Un’ostruzione simile può essere causata anche da tumori del pancreas o della regione della papilla di Vater.
La valutazione comprende esami del sangue e indagini radiologiche, come TC e colangio-RM, per definire la sede della stenosi e l’eventuale estensione della malattia. La ERCP permette di raccogliere campioni mediante spazzolamento citologico o biopsie. L’ecoendoscopia può consentire prelievi da una massa o da linfonodi accessibili. In casi selezionati, la colangioscopia permette di osservare direttamente l’interno delle vie biliari e ottenere biopsie mirate.
Trattamento endoscopico
Quando è presente un’ostruzione significativa, il posizionamento di uno stent può ripristinare il drenaggio biliare e ridurre l’ittero. La protesi può essere plastica o metallica, secondo il contesto clinico e il programma terapeutico. Il trattamento endoscopico può alleviare i sintomi, consentire le terapie oncologiche o preparare a un intervento chirurgico; non sostituisce da solo il trattamento oncologico. La strategia viene definita in un gruppo multidisciplinare.
La papilla di Vater, detta anche papilla duodenale maggiore, è il punto in cui il coledoco e il dotto pancreatico principale sboccano nel duodeno. In questa sede possono svilupparsi adenomi, lesioni benigne che possono presentare alterazioni precancerose, oppure carcinomi.
La duodenoscopia consente di osservare direttamente la papilla e di eseguire biopsie. L’ecoendoscopia e la colangio-RM sono importanti per valutare le dimensioni della lesione, l’eventuale infiltrazione dei tessuti circostanti e l’estensione nei dotti biliari o pancreatici.
Trattamento endoscopico
In pazienti selezionati, gli adenomi senza significativa estensione nei dotti possono essere asportati con la papillectomia endoscopica. Il tessuto viene analizzato istologicamente. La procedura può essere associata al posizionamento temporaneo di uno stent pancreatico per ridurre il rischio di pancreatite post-procedurale. Se la lesione è invasiva o non è asportabile endoscopicamente, può essere necessario un intervento chirurgico. Dopo il trattamento è indispensabile la sorveglianza endoscopica.
La pancreatite acuta è un’infiammazione improvvisa del pancreas, organo che produce enzimi digestivi e ormoni coinvolti nella regolazione della glicemia. Le cause più frequenti sono i calcoli biliari e il consumo eccessivo di alcol; possono essere coinvolti anche alcuni farmaci, alterazioni metaboliche e altre condizioni. Si parla di pancreatite acuta biliare quando l’infiammazione è provocata dal passaggio o dall’incuneamento di un calcolo in prossimità dello sbocco dei dotti biliari e pancreatici nel duodeno.
La diagnosi si basa sulla valutazione clinica, sull’aumento degli enzimi pancreatici nel sangue, in particolare della lipasi, e sugli esami strumentali quando indicati. L’ecografia è utile per ricercare calcoli nella colecisti. La TC e la colangio-RM possono essere necessarie in situazioni selezionate. La ERCP non viene eseguita sistematicamente in tutte le pancreatiti biliari: è indicata soprattutto quando coesiste una colangite o un’ostruzione biliare persistente. L’ecoendoscopia o la colangio-RM possono confermare la presenza di calcoli quando non vi è indicazione immediata alla ERCP.
Trattamento endoscopico
Il trattamento principale è medico e comprende idratazione, controllo del dolore, supporto nutrizionale e monitoraggio delle complicanze. Quando è necessario rimuovere un calcolo responsabile dell’ostruzione, la ERCP può consentirne l’estrazione. Nei pazienti con pancreatite biliare associata a colangite, la ERCP precoce è particolarmente importante. Se la causa è la calcolosi della colecisti, viene generalmente valutata anche la colecistectomia per prevenire nuovi episodi.
La pancreatite cronica è una malattia caratterizzata da un’infiammazione persistente o ricorrente del pancreas, che nel tempo può determinare fibrosi e alterazioni permanenti della struttura dell’organo. Le cause comprendono il consumo cronico di alcol, il fumo, fattori genetici e alcune forme di ostruzione dei dotti pancreatici. Nelle fasi avanzate il pancreas può perdere parte della capacità di produrre enzimi digestivi e insulina.
La diagnosi si basa sulla storia clinica, sugli esami del sangue e sulle indagini radiologiche, in particolare TC e risonanza magnetica con studio dei dotti pancreatici. L’ecoendoscopia può identificare alterazioni del tessuto pancreatico e del sistema duttale, soprattutto quando gli altri esami non sono conclusivi.
Trattamento endoscopico
Il trattamento comprende la correzione delle carenze nutrizionali, gli enzimi pancreatici quando indicati, il controllo del dolore e la gestione del diabete. Quando il dolore è associato a un’ostruzione del dotto pancreatico, la ERCP può consentire la rimozione di alcuni calcoli, la dilatazione di stenosi o il posizionamento di stent. I calcoli più grandi possono richiedere litotrissia extracorporea. La scelta tra trattamento endoscopico, chirurgia e terapia medica dipende dall’anatomia dei dotti, dalla gravità del dolore e dalla risposta ai trattamenti precedenti.
Le cisti pancreatiche sono raccolte di liquido che si sviluppano nel pancreas. Possono essere benigne oppure rappresentare lesioni con potenziale rischio di evoluzione tumorale. Tra le più importanti vi sono le IPMN, neoplasie papillari mucinose intraduttali, che si sviluppano nei dotti pancreatici e possono produrre muco. Il rischio varia in base alle caratteristiche della lesione e alla presenza di noduli o alterazioni sospette.
La TC e la risonanza magnetica con colangio-RM permettono di definire dimensioni, sede e rapporti della cisti con i dotti pancreatici. L’ecoendoscopia fornisce immagini dettagliate della parete, dei setti e degli eventuali noduli interni. In casi selezionati può essere prelevato il liquido della cisti per analizzarne le caratteristiche biochimiche e cellulari. Il prelievo viene eseguito quando il risultato può modificare la gestione clinica.
Trattamento endoscopico
La maggior parte delle cisti non richiede un trattamento endoscopico diretto, ma un programma di sorveglianza definito in base al tipo di lesione e al rischio individuale. Se sono presenti caratteristiche sospette, il caso viene valutato multidisciplinarmente per decidere se proseguire i controlli, approfondire la diagnosi o proporre un intervento chirurgico. Il drenaggio endoscopico non è il trattamento standard delle IPMN e delle altre cisti neoplastiche. La presenza di una cisti non significa automaticamente avere un tumore maligno.
Le pseudocisti pancreatiche sono raccolte di liquido ricco di enzimi pancreatici che possono comparire dopo una pancreatite acuta o nel corso di una pancreatite cronica. A differenza delle vere cisti neoplastiche, non sono rivestite da un epitelio. Dopo una pancreatite grave possono inoltre svilupparsi raccolte contenenti liquido e tessuto necrotico, definite raccolte necrotiche organizzate; richiedono una valutazione specifica.
La TC e la risonanza magnetica permettono di identificare la raccolta, valutarne le dimensioni e distinguere il contenuto liquido dal materiale necrotico. L’ecoendoscopia consente di studiare la parete, il contenuto e i rapporti con lo stomaco e il duodeno, informazioni fondamentali per valutare la sicurezza di un eventuale drenaggio.
Trattamento endoscopico
Non tutte le raccolte devono essere drenate. Il trattamento viene preso in considerazione quando provocano sintomi persistenti, complicanze o infezioni. Quando indicato, l’ecoendoscopia può guidare la creazione di una comunicazione tra la raccolta e lo stomaco o il duodeno, attraverso la quale il contenuto viene drenato. Possono essere utilizzate protesi plastiche o stent metallici dedicati. Le raccolte con abbondante materiale necrotico possono richiedere una necrosectomia endoscopica. Nei casi complessi può essere necessario un approccio combinato con radiologia interventistica e chirurgia.
L’adenocarcinoma pancreatico è una neoplasia maligna che origina più frequentemente dalle cellule dei dotti pancreatici. Può svilupparsi nella testa, nel corpo o nella coda del pancreas. Quando interessa la testa del pancreas, il tumore può comprimere il coledoco e ostacolare il deflusso della bile, provocando ittero. La malattia può presentarsi inizialmente con sintomi poco specifici.
La TC con protocollo pancreatico e la risonanza magnetica sono fondamentali per individuare la lesione e valutarne l’estensione. Gli esami del sangue e alcuni marcatori tumorali, come il CA 19-9, possono fornire informazioni aggiuntive, ma non sono sufficienti da soli per confermare o escludere la diagnosi. L’ecoendoscopia consente di visualizzare lesioni anche piccole e ottenere campioni mediante agoaspirato o biopsia con ago dedicato, quando è necessario un accertamento istologico.
Trattamento endoscopico
L’endoscopia non elimina abitualmente il tumore pancreatico, ma può svolgere un ruolo importante nella diagnosi e nel controllo delle complicanze. In presenza di ittero ostruttivo, la ERCP può consentire il posizionamento di uno stent biliare per ripristinare il drenaggio. In casi selezionati, quando la ERCP non è possibile o non ha successo, il drenaggio biliare può essere effettuato sotto guida ecoendoscopica in centri esperti. La strategia oncologica dipende dall’estensione del tumore e dalle condizioni del paziente e può comprendere chirurgia, chemioterapia e trattamenti di supporto.
Esami e procedure
Gastroscopia, colonscopia, CPRE e PEG vengono eseguite sempre con l’assistenza di un medico anestesista: senza dolore né fastidio.
Esofagogastroduodenoscopia
La gastroscopia è un esame endoscopico che permette di valutare in modo diretto e accurato esofago, stomaco e duodeno, attraverso un sottile strumento flessibile dotato di una videocamera ad alta definizione.
È indicata per lo studio di numerose condizioni dell’apparato digerente superiore, tra cui reflusso gastroesofageo, gastrite, ulcere, sanguinamenti, anemia di origine da definire, difficoltà alla deglutizione e altre alterazioni della mucosa. Può inoltre essere utilizzata per il controllo e la sorveglianza di condizioni già diagnosticate.
Uno dei principali vantaggi dell’endoscopia è la possibilità di associare alla diagnosi un trattamento immediato: nel corso della gastroscopia possono essere eseguite biopsie, polipectomie e diverse procedure operative, quando indicate.
La gastroscopia viene eseguita sempre con la presenza e l’assistenza di un medico anestesista, in sedazione profonda o, quando indicato, in anestesia generale.
L’obiettivo è garantire al paziente il massimo comfort: durante la procedura non vengono avvertiti dolore né fastidio e l’esame viene eseguito in condizioni di completa sicurezza e monitoraggio.
Dove
A paziente sveglio, senza sedazione
In pazienti selezionati è possibile eseguire la gastroscopia attraverso la via transnasale, utilizzando un endoscopio di calibro particolarmente ridotto.
L’introduzione dello strumento attraverso una narice consente di eseguire l’esame a paziente completamente sveglio e senza sedazione. La procedura è generalmente ben tollerata e non provoca dolore né il tipico fastidio faringeo associato all’introduzione dello strumento per via orale.
Da sapere
La gastroscopia transnasale non rappresenta la modalità di esecuzione standard e viene proposta in casi selezionati, sulla base delle caratteristiche, delle esigenze e delle indicazioni cliniche del singolo paziente.
Dove
Pancolonscopia con ileoscopia, quando indicata
La colonscopia consente di esaminare direttamente e con elevata accuratezza la mucosa del colon e, quando indicato, dell’ileo terminale, attraverso un sottile strumento flessibile dotato di videocamera ad alta definizione.
È uno degli strumenti fondamentali per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie del colon. Permette di identificare polipi, lesioni precancerose e neoplastiche, oltre a consentire lo studio di sanguinamenti, alterazioni dell’alvo, processi infiammatori e altre condizioni intestinali.
La colonscopia ha inoltre un’importante funzione terapeutica. Quando vengono individuati polipi o altre lesioni suscettibili di trattamento endoscopico, è possibile procedere direttamente alla loro asportazione (polipectomia) o eseguire altre manovre operative, evitando in molti casi una seconda procedura.
La procedura viene eseguita sempre con assistenza anestesiologica, in sedazione profonda o in anestesia generale, in funzione delle caratteristiche del paziente e della tipologia di intervento prevista.
Questo permette di affrontare l’esame in condizioni di massimo comfort: il paziente non avverte dolore né fastidio durante la procedura ed è costantemente monitorato dall’équipe anestesiologica.
Da sapere
Una corretta preparazione intestinale è fondamentale per ottenere una visualizzazione completa e accurata della mucosa e per garantire la massima efficacia diagnostica dell’esame.
Dove
Colangio-pancreatografia retrograda endoscopica
La CPRE è una procedura endoscopica avanzata destinata principalmente al trattamento delle patologie delle vie biliari e del dotto pancreatico.
Attraverso un endoscopio introdotto dalla bocca si raggiunge il duodeno e, attraverso la papilla di Vater, si accede alle vie biliari e al sistema pancreatico. La procedura permette di diagnosticare e soprattutto di trattare diverse condizioni che possono determinare ostruzione, restringimento o alterazione del normale deflusso della bile e dei succhi pancreatici.
La CPRE consente, tra le altre cose, la rimozione di calcoli dalle vie biliari, il trattamento di stenosi, il drenaggio delle vie biliari e il posizionamento di protesi (stent). In casi selezionati possono essere eseguite ulteriori procedure terapeutiche.
La CPRE viene eseguita sempre con assistenza anestesiologica, in sedazione profonda o in anestesia generale, in relazione alle condizioni cliniche del paziente e alla complessità della procedura.
Durante l’esame il paziente non avverte dolore né fastidio ed è sottoposto a monitoraggio continuo da parte dell’équipe anestesiologica.
Da sapere
Al termine della procedura è previsto un periodo di osservazione clinica, la cui durata viene stabilita in relazione al tipo di intervento eseguito e alle condizioni del paziente.
Dove
Gastrostomia endoscopica percutanea
La PEG è una procedura che consente di creare un accesso diretto allo stomaco attraverso la parete addominale, mediante il posizionamento di una sonda per gastrostomia sotto guida endoscopica.
Viene indicata principalmente quando l’alimentazione per bocca non è possibile o non consente di garantire un adeguato apporto nutrizionale per periodi prolungati. Attraverso la PEG possono essere somministrati nutrienti, liquidi e farmaci direttamente nello stomaco, secondo le indicazioni del team curante.
Il posizionamento viene effettuato mediante gastroscopia e attraverso una piccola apertura della parete addominale, attraverso la quale viene inserita e stabilizzata la sonda.
La procedura viene eseguita sempre con assistenza anestesiologica, in sedazione profonda o in anestesia generale, in relazione alle condizioni cliniche del paziente.
L’approccio anestesiologico consente di effettuare il posizionamento della PEG senza dolore né fastidio durante la procedura, con monitoraggio continuo delle funzioni vitali.
Da sapere
Dopo il posizionamento, il paziente e i suoi familiari ricevono le indicazioni necessarie per la corretta gestione della sonda, la sua igiene e il suo utilizzo.
Dove
Alta specializzazione vie biliari e pancreas
L’esperienza in numeri
Oltre
esami endoscopici del tratto digestivo superiore, inferiore e delle vie biliari
Oltre il
di procedure operative: polipectomie e mucosectomie, dilatazioni, stent, ablazione del Barrett
Circa
CPRE come primo operatore, con estrazione di calcoli e protesi biliari e pancreatiche, oltre a più di 50 colangioscopie perorali
Circa
PEG posizionate
Dove ricevo
Visite specialistiche ed esami endoscopici presso strutture selezionate e facilmente raggiungibili.
Casa di cura · Parioli
Via Gian Giacomo Porro, 5
00197 Roma
Casa di cura · Conca d’Oro
Via Filippo Antonio Gualterio, 127
00139 Roma
Poliambulatorio · Flaminio
Via Giambattista Vico, 1
00196 Roma
Studio medico · Civitavecchia
Via Cesare Battisti, 12
00053 Civitavecchia (RM)
Disponibile Non disponibile
| Prestazione | Quisisana | Salaria Hospital | C.M. Flaminio | Civitavecchia |
|---|---|---|---|---|
| Visite specialistiche | Sì | Sì | Sì | Sì |
| Gastroscopia con polipectomie e manovre operative | Sì | Sì | No | No |
| Gastroscopia transnasale | Sì | No | No | No |
| Colonscopia con polipectomie e manovre operative | Sì | Sì | No | No |
| CPRE | Sì | Sì | No | No |
| PEG | Sì | Sì | No | No |
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